Meglio fare trading online sui Cfd con commissioni fisse o con spread variabili: opinioni e commenti

La maggior parte dei broker che offrono la possibilità di investire in Cfd applicano sia commissioni fisse che variabili, che a loro volta dipendono sia dal tipo di utilizzo che viene fatto della piattaforma di trading, che dal sottostante sul quale si va ad investire.

Una scelta comune sia agli intermediari che offrono DMA (ovvero accesso diretto con iscrizione nel book della borsa nel caso delle azioni, ecc), che quelli che invece adottano il sistema di MM (facendo quindi il prezzo del Cfd anche indipendentemente dal sottostante).

La principale differenza tra i due riguarda il fatto che nei DMA il prezzo del sottostante non è uguale a quello del Cfd proposto dai MM, quindi si va incontro a “costi” non chiari maggiori, ma generalmente anche a minori commissioni.

I costi sui Cfd

Per poter fare trading con i Cfd si deve aprire un conto presso un intermediario, che non avrà costi di apertura, e di norma nemmeno costi di gestione.

Tuttavia alcuni broker, per i periodi di inattività, applicano delle modeste commissioni, nell’ordine di qualche euro (generalmente a partire da tre mesi di inattività). Per le operazioni di prelievo e deposito la politica adottata estremamente variabile e dipende da caso a caso (da zero commissioni a spese generalmente fisse).

Invece per quanto riguarda le fasi vere e proprie di trading, ci sono broker che adottano sempre commissioni fisse, indipendentemente dalla tipologia di sottostante scelto, costituito dallo spread, compensandole con l’applicazione di commissioni variabili sulle operazioni che non si chiudono in giornata.

Una buona parte dei broker però preferisce adottare commissioni di tipo variabile nel caso della maggior parte delle azioni (con percentuali modeste, di norma intorno allo 0,10%) mentre per quelle rimanenti vengono applicate invece commissioni fisse ma applicate per lotti minimi (ad esempio x cent ad azione) o per scaglioni di lotti acquistabili.

Per tutti gli altri sottostanti si preferisce generalmente l’applicazione di costi fissi, sempre rappresentati dagli spread.

Meglio i costi fissi o le commissioni variabili?

Si tratta di una domanda alla quale non si può rispondere a priori, dato che dipende dal livello e tipologia di trading che viene svolto con il broker: se ad esempio si fa scalping allora si può scegliere un broker che applica costi fissi bassi e compensa con commissioni variabili sul valore dell’investimento per il periodo che va oltre l’intraday, altrimenti no.

L’aspetto che invece va sempre valutato con attenzione è quello della chiara e facile individuazione dei costi effettivamente applicati.

Esempi di broker e commissioni

  • Plus 500 per il trading in Cfd propone la soluzione con costi fissi, con spread minimo pari a 0.8. Per il trading che non viene chiuso in giornata applica commissioni variabili;
  • XM offre le stesse caratteristiche, prevedendo anche l’applicazione di frazioni di pip;
  • IG invece ha scelto la strada delle commissioni variabili su azioni, e spread per le altre tipologie di sottostante.

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