Incidenza della svalutazione valutaria, Pil e rating sul tasso di cambio

In un mercato “puro”, ovvero regolato esclusivamente dall’incontro tra la domanda e l’offerta, il tasso di cambio delle valute (che funge da “prezzo”) sarebbe semplicemente determinato dal punto di incontro tra domanda ed offerta che sfruttano due variabili: la quantità e il prezzo corrispondente.

Ovviamente ci sono tantissime altre variabili che intervengono, alcune delle quali vengono “manipolate” proprio per cercare di incidere sul tasso di cambio stesso, messe in atto in primis dagli Stati che “battono” quella specifica valuta. In ogni caso il principio di fondo, e cioè la quantità sulla quale si concentra il lato della domanda e dell’offerta, rimane fondamentale per comprendere quali siano i dati “macro economici” che incidono sull’andamento del tasso di cambio tra due valute. Infatti si tratta di un valore “relativo” che mette sempre in relazione due valute.

Le svalutazioni da parte delle banche centrali

Sicuramente si è sentito parlare di “guerra delle valute” che si verifica quando un paese deprezza (svaluta) la propria valuta, per renderla debole rispetto all’altra valuta che fa parte del tasso di cambio.

Se una valuta si ‘svaluta’, perde in parte il potere di acquisto rispetto ad un’altra valuta: ciò rende più conveniente esportare che importare sbilanciando la bilancia commerciale tra esportazioni ed importazioni a proprio vantaggio con un relativo effetto sui terms trade (rapporto tra pagamenti per esportazioni e importazioni della bilancia commerciale) ed un aumento dell’inflazione.

Se non si verificano più gli interventi diretti dello Stato stesso di manipolazione (sui tassi), nel medio lungo periodo ci sono dei fattori che portano a riequilibrare la bilancia tra cui il fatto che la domanda esterna si riduce riportando a un aumento della domanda interna.

Lo stesso discorso riguarda il current account (che mette a confronto i pagamenti in entrata ed uscita per beni del terziario, servizi e dividenti). Questo è uno dei dati principali da considerare per anticipare l’andamento del tasso di cambio. Inoltre tassi di interesse in salita attraggono capitali stranieri, con conseguente rafforzamento della valuta (sale la domanda rispetto all’offerta quindi sale il prezzo), poiché aumentano i rendimenti che questi possono ottenere.

I dati sul Pil

Il prodotto interno lordo indica lo stato di salute di una economia: se il pil sale la situazione dell’economia “reale” è positiva, quindi porta a un rafforzamento della valuta mentre viceversa si ha un indebolimento. Il Pil da considerare è sia quello relativo alle anticipazioni (non ufficiale) che quello ufficiale, dato che generalmente il secondo conferma le previsioni o stime del primo.

Tuttavia anche in questo caso (così come per alcuni dati macro molto importanti noti come market mover, come il pil ma anche il tasso di disoccupazione e l’andamento del mercato immobiliare) bisogna considerare un fattore “psicologico” dettato dalle aspettative: se le aspettative di un dato sono rispettate la valuta tende a rafforzarsi, viceversa perde terreno.

La stabilità politica e il debito pubblico

Questi due aspetti sono a loro volta collegati. Un elevato debito pubblico aumenta il rischio di non veder rimborsati i titoli di Stato, per cui lo Stato stesso per approvvigionarsi delle somme necessarie per alimentare le proprie spese e per coprire il debito emesso e in scadenza, deve alzare i tassi di rendimento: maggior rendimenti, maggiore rischio, quindi maggiori costi da sostenere. Una situazione che viene peggiorata nel caso in cui manchi stabilità politica.

Per questa ragione i giudizi dati dalle agenzie di rating sull’affidabilità dei titoli di debito di uno Stato influenzano l’andamento di quella valuta (giudizi negativi o di declassamento rendono l’investimento in titoli più rischioso per cui ci si attendono rendimenti più elevati, che si riflette nella difficoltà di trovare investitori).

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