Individuare le inversioni di tendenza con l’indicatore tecnico ATR

L’Average True Range (ATR) è un classico indicatore di volatilità che può essere utilizzato su qualunque tipo di mercato, azionario, obbligazionario, commodities e forex.

Questo indicatore fu inventato da Welles Wilder nel 1978 e permette non tanto di indicare la direzionalità futura di un mercato, quanto la probabilità che su quel mercato la volatilità tenda ad impennarsi.

Il True range ideato da Wilder è generato da:

  • La distanza tra il massimo ed il minimo di oggi
  • La distanza tra la chiusura di ieri e il massimo di oggi
  • La distanza fra la chiusura di ieri ed il minimo di oggi

Questo numero però da solo dice poco. Bisogna analizzare anche il comportamento passato per avere delle indicazioni operative. Wilder suggerisce nella versione originale una media a 14 giorni (come per l’Rsi in quanto rappresentativo della metà del ciclo lunare di 28 giorni), ma questo numero è assolutamente personalizzabile a seconda di quelle che sono le strategie di trading che si vogliono adottare.

Fasi laterali di mercato (i classici trading range) sono infatti caratterizzati da ATR piuttosto bassi e questa potrebbe essere la prima indicazione rilevante che dovrebbe cercare un traders alla caccia di opportunità di forex trading.

Prendiamo ad esempio il grafico di GbpUsd tra aprile e dicembre 2012. L’Atr a 14 giorni ha avuto un comportamento molto similare tutte le volte in cui il Cable stava preparando movimenti di una certa portata in termini di numero di pips. Ad esempio la caduta ai minimi dell’ATR a maggio di fatto segnalava l’elevata probabilità di un movimento importante su GbpUsd che difatto arrivò poco dopo con oltre 1000 pips di calo.

Stessa cosa ad agosto quando la caduta dell’ATR anticipò un movimento di oltre 500 pips questa volta al rialzo. Altri 500 pips caratterizzarono il movimento novembre-dicembre 2012, di nuovo con l’ATR piombato ai minimi.


Grafico fonte Bloomberg

Come si vede da questo esempio quindi un ATR molto basso segnala volatilità in arrivo, mentre viceversa un ATR molto elevato segnala una fase piuttosto turbolenta. Una nota a margine è rappresentata dal fatto che l’ATR misura la volatilità non in termini percentuali, ma bensì assoluti e quindi ogni cross valutario avrà valori diversi di ATR.

Anche per investitori di lungo periodo è comunque utile gettare un’occhiata all’ATR per cercare di capire il grado di rischio che in quel momento il portafoglio valutario sta sopportando, ma soprattutto se, quel grado di stress che una certa valuta sta subendo, rappresenta un’opportunità di trading.

ATR e compressioni di volatilità

Osserviamo il grafico di USDMXN. La storia degli ultimi anni ci ha insegnato che ATR a 20 giorni di trading (quindi circa 1 mese) superiori alla soglia di 0.11 hanno sempre segnalato un’elevata probabilità di esaurimento della tendenza generata dall’esplosione della volatilità. Ovviamente ci possono essere delle eccezioni (prima caso del 2011) da gestire sapientemente con il money management, ma nella maggiore parte dei casi questo indicatore ci ha fornito un primo segnale di esaurimento della tendenza in essere.

A questo punto il fx traders non deve fare altro che utilizzare tutti gli strumenti tecnici a sua disposizione per cercare conferma di un ingresso long/short con un rapporto rischio rendimento accettabile.


Grafico fonte Bloomberg

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