Risk e money management: come massimizzare i profitti del trading?

Nella vita quotidiana chiunque dovrebbe utilizzare i criteri che sono alla base del money management, anche se queste terminologie vengono collegate a filo diretto con il trading (soprattutto investimento azionario, trading forex o opzioni binarie).

Ma che cosa è in realtà? La traduzione di money management indica in modo chiaro di che cosa si tratta, ovvero della gestione del “denaro” che, in senso ampio, coinvolge tutte le scelte effettuate per far fronte alle uscite, alla luce delle entrate che si hanno ( a riguardo ci sono numerose app che possono essere scaricate gratis per avere sotto mano in modo grafico il flusso di entrate e uscite e pianificare i pagamenti).

Questi concetti diventano più schematici e puntuali se ci si restringe al campo finanziario, specialmente quando si parla di trading. Infatti in questo ambito i principi di money management devono essere ispirati a massimizzare i profitti riducendo il più possibile i rischi (il che li rende ampiamente utilizzabili anche nel campo delle scommesse o come principio da rispettare per i pokeristi).

A riguardo c’è un poco di confusione su quanto rientra realmente nel suo ambito e quanto nel management risk, visto che la gestione del denaro da investire non può prescindere da una serie di scelte che vanno ad incidere proprio sul rischio.

Tra i vari aspetti troviamo ad esempio la scelta della percentuale massima che si dovrebbe investire il che a sua volta va a influire sulla diversificazione e quindi sulla costruzione del proprio portafoglio o del tipo di strategia da mettere in campo (oltre che l’adozione di strategie di copertura come l’ hedging).

Anche per questo non ha senso cercare di fare una distinzione netta tra il risk management (ovvero al gestione del rischio) e il money management (gestione del denaro), visto che la prima sfera è funzionale alla seconda sia in direzione ascendente che discendente.

Come funziona?

Ci sono delle regole matematiche e statistiche che permettono di calcolare il livello di convenienza tra i possibili profitti derivanti da un investimento (o scommessa) e i rischi che si devono correre per cercare di raggiungere quell’obiettivo.

Questo valore dovrà essere poi valutato alla luce delle varie strategie e tenendo conto del profilo di rischio di ciascun investitore, per cui le percentuali di riferimento non possono essere generalizzate. Come principi generali valgono invece i seguenti consigli:

  1. un investimento singolo non dovrebbe impiegare più del 3% del capitale disponibile e destinato al trading;
  2. la diversificazione dovrebbe coinvolgere non solo i tipi di investimento ma anche le aree geografiche e gli intervalli di tempo;
  3. è necessaria (se non essenziale) un’ottima conoscenza del mercato e del tipo di strumento;
  4. utilizzare strategie di copertura e stop loss di mercato.

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