Trading basato sulle Medie mobili a 200 giorni

Le medie mobili sono uno degli strumenti di trading più conosciuti, un classico degli indicatori che traders e investitori (privati, grandi investitori e istituzionali) utilizzano spesso per orientarsi a livello operativo e per individuare la tendenza principale di un mercato (banalizzando: per trovare il ciclo primario del mercato in un determinato periodo).

Le tipologie, il calcolo e il funzionamento delle stesse sono ormai conosciuti e riconosciute universalmente quindi non perderò tempo (mio e vostro) a dilungarmi su questi argomenti; chiunque, volendo approfondire, può cercare sul web e trovare migliaia di articoli, documenti, siti e strategie sulle medie mobili spiegate in ogni dettaglio.
Obiettivo di questo primo documento, invece, è definire non tanto la profittabilità universale delle metodologie di trading basate sulle medie, quanto di provare a certificare se e quanto vincente potrebbe essere basare la propria operatività esclusivamente su questi strumenti, prevalentemente nel lungo termine e su singoli titoli oppure su una varietà diffusa di mercati.

L’icona delle medie mobili: la 200 periodi.

Un primo ragionamento va necessariamente fatto prendendo come punto di riferimento quella che potrebbe essere definita l’icona delle medie mobili: la 200 periodi.

Il trader, formatore e investitore ha ben presente l’utilità (presunta o reale) della media mobile a 200 giorni: definire il trend primario di lungo termine su grafici costruiti su base giornaliera. In tal modo, dunque, prezzi (di chiusura, generalmente, ma potenzialmente anche prezzo medio, typical price, apertura ecc. secondo le intenzioni del soggetto che la valuta o la utilizza) sopra la media a 200 periodi daranno un’intonazione positiva al mercato (long trend) e prezzi sotto la media mobile a 200 periodi ne daranno invece una condizione di negatività (short trend).

Operativamente, quanto vale questa informazione, dando per scontato che sia corretta? E’possibile guadagnare dall’investimento semplicemente adottando una strategia per così dire superficiale, ossia passivamente acquistando nel primo caso e vendendo (chiusura long o anche apertura short) nel secondo caso?

Per prima cosa potrebbe essere opportuno verificare visivamente un grafico che evidenzia il movimento dei prezzi di mercato associati alla media mobile stessa e capire, “a naso”, quali potrebbero essere le condizioni più favorevoli e quelle nelle quali si opererebbe con svantaggio più o meno evidente:

Il grafico ci permette di giungere alla prima informazione che, come per le altre informazioni generali rilevate (e non rilevate in quanto fin troppo conosciute) all’inizio dell’articolo, evidenzia quella che appare ormai una delle più diffuse chiavi di lettura dell’informativa generata da una media mobile applicata ai prezzi di mercato: è particolarmente performante nelle fasi in cui il movimento dei valori è più o meno direzionale e le reazioni contro la tendenza principale si limitano a escursioni tra il minimo (nei trend negativi) o il massimo (nei trend positivi) raggiunto e la media stessa.
Negli altri casi, quando il mercato analizzato si muove con movimenti più o meno ampi ma a cavallo della media di riferimento, invece, la situazione appare chiaramente molto diversa e l’operatività basata sulla regola classica descritta diventa estremamente perdente.

Proprio sul grafico si possono notare le entrate (frecce rosse e blu) di un sistema di trading basato semplicemente sulla chiusura dei prezzi di mercato sopra (per il long) e sotto (per lo short) la sua media mobile a 200 periodi e notare quanto appena affermato: nelle fasi non-trending la performance generale è particolarmente negativa. Assodato che le tendenze favoriscono la strategia di base e i trading range la rendono una metodologia assolutamente perdente, il prossimo passo è quello di chiarire due cose fondamentali:

1) La somma di guadagni e perdite, nel lungo termine, è positiva e, dunque, avvalora le strategie pure sulla media mobile?

2) Qualora fosse affermativa la risposa al primo quesito, sarebbe accettabile per il trader (qualsiasi trader) sopportare quei periodi di forti perdite a prescindere dall’entità e da quando essi si manifestano?

Per rispondere al primo quesito la cosa più sensata e con un responso più immediato è verificare alcune back-test realizzati su alcuni titoli americani (P&G, SBC, EK) e sui future Bund, Fib e Dax.

Backtest su derivati e titoli USA

Backtest medie – primo documento

Quello che balza all’occhio è che la performance di lungo termine sui derivati è positiva, quella sui titoli USA è, invece, diversificata: ad alcuni risultati spettacolari si affiancano risultati meno esuberanti e altri ancora decisamente deludenti con perdite più o meno cospicue.

Si potrebbe dedurre, dunque, che l’utilizzo di un sistema di base con le media a 200 periodi sia meglio adattabile all’operatività congiunta titoli/indici/commodities. In realtà, il discorso è che ci sono mercati sui quali il sistema lavora molto bene nel lungo periodo e altri sui quali lavora male ma, ancora, che sullo stesso mercato il sistema potrebbe concedere risultati strabilianti per 5/10/20 anni e poi cambiare radicalmente l’esito negli anni successivi.
Ancora: è possibile (ma occorrerebbe uno studio più approfondito su indici e future di più vecchia data con uno storico preciso di almeno 60/70 anni, almeno tre cicli abbondanti di lungo periodo) che il future possa essere mediamente più performante (non in termini assoluti ma sulla base del rapporto rischio/beneficio immediato e non solo diluito nel tempo considerando il lungo o lunghissimo termine) in quanto espressione di un paniere numeroso e variegato di titoli diversi tra loro sotto ogni aspetto, primo fra tutti la volatilità e che, dunque, lo stesso strumento di investimento possa essere “addolcito” nei suoi movimenti rispetto ad uno qualsiasi dei singoli titoli che ne compongono la base di valutazione, con conseguente minore frequenza di movimenti erratici forieri di continui falsi segnali.

Per motivi di spazio e, parzialmente, di tempo ometto di inserire tutti gli altri (svariate decine) di back-test eseguiti su altrettanti mercati che, alla fine, hanno condotto a un medesimo risultato, cioè tutta una serie di performance molto, troppo diverse tra loro. Di fatto, dunque, ci sono alte probabilità che lavorando su un numero troppo limitato di titoli/indici/altro la performance globale possa essere più o meno deludente (se non si ha la fortuna di scegliere quelli migliori) e, come in molti altri casi, mai come stavolta la diversificazione su un numero elevato di candidati per il sistema in oggetto risulta doverosa.

Il secondo quesito, dunque, si ricollega direttamente al primo e richiede che sia valutata una netta distinzione tra i periodi molto profittevoli e quelli decisamente meno profittevoli o perdenti. Infatti, anche qualora i primi riuscissero a superare abbondantemente i secondi, andrebbero valutate più variabili:

– Qualora si verificasse un periodo estremamente critico sin dal primo utilizzo del sistema sul mercato considerato, il trader sarebbe in grado di continuare a operare pur dopo aver subito grandi perdite iniziali?
– Considerando che è difficilmente quantificabile la perdita futura, in periodi molto negativi, su tale operatività (o il cumulo di perdite consecutive) e che è frequente la situazione nella quale il peggiore draw-down, in realtà, debba ancora verificarsi, quanto capitale dovrebbe avere a disposizione il trader, ragionando in termini percentuali, per poter mantenere in essere il sistema e non avere un cedimento psicologico oltre che finanziario?
– Anche considerando la sufficiente disponibilità di capitali e la tranquillità psicologica del trader, lo stesso sarebbe in grado di sostenere l’utilità di un metodo che può rivelarsi perdente anche per più anni consecutivamente?

Risulta difficile, a mio avviso, che un investitore medio/piccolo o il classico trader part-time possano accettare una condizione operativa che contenga e consenta tutte le situazioni negative viste in precedenza. Pensare di sopportare periodi di pesanti perdite anche per più anni consecutivi, soprattutto se queste si dovessero manifestare non dopo lauti guadagni accumulati nelle fasi precedenti ma subito o quasi subito dopo l’inizio dell’attività in oggetto, risulta abbastanza difficile.

Un modo per ovviare a tale inconveniente potrebbe essere, eventualmente, quello di iniziare l’attività utilizzando una parte estremamente limitata del capitale a disposizione ed aumentarlo in seguito adottando una delle strategie di money management disponibili per l’operatività sui mercati finanziari ed allungando, per necessità, i tempi presunti di realizzazione dei proprio obiettivi in tale ambito.

Ancora: come potrebbe un piccolo o medio investitore riuscire a operare su un numero molto elevato di titoli/mercati, avere a disposizione sufficiente capitale e altrettanto tempo da dedicare allo studio e alla fase operativa?
E’ presumibile, dunque, che il supporto a questo tipo di attività la possano (o potrebbero) avere quasi esclusivamente grandi investitori e istituzionali che dispongono di risorse e capitali sufficienti per attuare la strategia e la necessaria diversificazione ma, soprattutto, hanno la predisposizione a lavorare in un’ottica di incremento del capitale di lungo termine, con orizzonti temporali anche di decenni, addirittura, oltre alla consapevolezza che per ottenere rendimenti medi interessanti sia necessario anche adeguarsi a condizioni di attesa, per nuovi picchi nella curva dei rendimenti, fino a 24/36 mesi.

Anche in questo caso, comunque, una possibile alternativa per il piccolo investitore potrebbe essere l’adozione di uno o più panieri di titoli prestabiliti (fondo, etf o altro), aggiungendo in tal modo la possibilità di diversificare moltissimo pur limitando gli investimenti, pur dovendo accettare costi superiori e qualche svantaggio, possibile ma non certo, derivante dalla competenza o meno del gestore (per fondi o strutturati flessibili).

Il prossimo studio riguarderà l’utilizzo di più medie mobili (Incrocio medie mobili – Seconda parte). Buon trading.

Marco Benzoni – www.dimensionetrading.com

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