Spread Btp Bund: cos’è e come funziona

Lo spread BTP Bund è stato al centro delle preoccupazioni degli economisti e dei risparmiatori negli ultimi anni. Ascoltando i vari notiziari è ormai chiaro a tutti che quando si è davanti ad un suo aumento ci troviamo di fronte ad una situazione negativa. Invece quando lo spread diminuisce si ‘avverte’ un senso generale di sollievo.

Per capirne le ragioni, le opportunità ed i rischi da evitare è bene per prima cosa capire che cosa si intende per spread Btp Bund.

Significato e funzione

Oggi siamo abituati a sentir parlare di spread quando ci riferiamo ai tassi dei mutui, oppure quando valutiamo il “costo” di operazioni di trading ad esempio nel forex. In pratica spread in inglese significa differenza tra due valori. Quindi può rappresentare la differenza tra il tasso di indicizzazione del mutuo ed il tasso finito applicato da una banca, oppure il differenziale di rendimento tra due titoli.

(Fonte: Borsa Italiana)

Quando parliamo di spread btp bund ci riferiamo al differenziale di valore tra due titoli di stato di pari durata e funzionamento che sono appunto i btp italiani e i bund tedeschi. Nel particolare per poter fare il calcolo di questo di “spread” bisogna avere due condizioni fondamentali che sono:

  1. stessa valuta: così non di deve considerare anche il rischio di cambio;
  2. stessa scadenza: maggiore è la durata e maggiore è il suo livello di rischio.

Nel caso specifico dello spread btp bund quindi si va ad analizzare la differenza che c’è tra i buoni del tesoro poliennali italiani (con durata tra i 3 ed i 30 anni) e l’omologo titolo tedesco che si chiama appunto Bund (da Bundesanleihen). Ancor più nel particolare il calcolo dello spread andrà fatto tra btp a 10 anni con bund a 10 anni.

Come avviene il calcolo dello spread?

Il calcolo dello spread viene fatto in modo molto semplice: si prende il rendimento a scadenza del BTP a 10 anni e di quello del Bund a 10 anni. Poi si fa la differenza tra i due rendimenti.

Esempio di calcolo

Poniamo che il rendimento dei Btp decennali oggi sia del 3% (o 300 basis point oppure punti base) mentre quello dei Bund dell’1,5% (o 150 basis point). Generalmente quando troveremo l’abbreviazione b.p staremo ad intendere basis point, oppure in alternativa possiamo trovare p.b che è l’abbreviazione di punti base.

Per il calcolo dello spread prima bisogna convertire i rendimenti dal valore percentuale a quello in punti base, dove si calcola che 1% è uguale a 100 b.p, 1,5% sarà uguale a 150 b.p ecc. Quindi tornando all’esempio lo spread sarà pari a 300 b.p (da 3%) – 150 b.p (da 1,5%) = 150 b.p. Quindi lo spread sarà pari a 150 punti base. (N.B. esempio basato su dati ipotetici)

Dove trovare i rendimenti?

Il calcolo dello spread viene fornito giornalmente (in tempo reale) dai vari siti specializzati nelle news e informazioni di carattere economico o finanziario. Tra questi troviamo sia siti noti come Il Sole 24 ore che siti ancor più specializzati nel trading come investing (.com) o altri. E’ comunque possibile anche prendere il rendimento relativo a btp e bund e poi fare una semplice differenza tra i due come evidenziato in precedenza.

A cosa serve calcolare lo spread?

Il sistema di calcolo viene fatto oggi come 10 anni fa. Controllare lo storico del rendimento può essere utile soprattutto per valutare la stabilità economica di un Paese. Nel caso dell’Italia quando lo spread aumenta, allora per lo Stato italiano è più costoso finanziarsi sul mercato obbligazionario perché mostrando minore stabilità garantisce minore tranquillità agli investitori: maggiore rischio implica che devono essere maggiori gli interessi da pagare a chi sceglie di investire nei btp. Quindi i periodi con uno spread più ampio stanno ad indicare periodi di maggiore instabilità economica del Paese.

Ad esempio nel grafico precedente (Fonte Ansa – Sole 24Ore) è evidente che tra la fine del 2011 e la metà del 2012 la situazione dello spread raggiunse livelli critici, ma in concomitanza di un periodo molto complicato come quello della crisi greca e spagnola. Infatti quando un Paese non è considerato molto stabile, in quanto ha un rapporto pil/deficit poco favorevole (con un debito pubblico molto ampio), viene facilmente destabilizzato anche da questioni esterne.

Spread in aumento o in diminuzione: conseguenze

In base a quanto detto è evidente che lo spread rappresenta un valore dinamico e non statico. Ma oltre che dalle ‘influenze’ macro economiche da cosa può essere influenzato? In particolare lo spread tenderà a ridurre il proprio gap quando i titoli di Stato italiano Btp pagheranno tassi di interesse tendenzialmente più bassi, mentre tenderà ad aumentare quando saranno sensibilmente più alti, sempre in riferimento ai bund.

Facciamo sempre un esempio pratico partendo da una situazione ipotetica in cui i Btp a 10 anni offrono un rendimento del 3% mentre i Bund dell’1%. In questo caso avremo uno spread di 200 b.p. Se per una riduzione della stabilità economica italiana i Btp dovessero andare a 5% e i Bund rimanere a 1% allora ci sarebbe un aumento a 400 b.p. Viceversa se il rendimento dei Btp dovesse scendere a 2% allora lo spread sarebbe in riduzione a 100 b.p.

(Fonte Ansa – IlSole24Ore)

Ora è chiaro che la situazione, per l’Italia, è migliore quando lo spread si riduce. Infatti un aumento dello spread aumenta il livello di indebitamento dello Stato, in quanto per convincere ugualmente investitori a comprare i suoi Btp deve garantire un livello di rendimento e quindi tassi di interesse più elevati, per compensare il rischio che è collegato alla loro restituzione.

Il pagamento di tassi di interesse più alti incidono sull’aumento del debito pubblico e quindi deteriorano ulteriormente uno stato precario di stabilità, rendendo la situazione finanziaria ancora meno solida. Ovviamente quando lo spread diminuisce, lo Stato deve pagare tassi molto più bassi offrendo maggiori garanzie sulla sicurezza che il capitale verrà restituito alla scadenza dallo Stato agli investitori.

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