Cos’è lo Strike price e come influisce sui guadagni?

La traduzione di strike price dall’inglese è quella di prezzo target o d’esercizio. In realtà si usa soprattutto questo secondo significato poiché risponde meglio al tipo di indicazione che lo strike price è chiamato ad offrire. Infatti la definizione generale di questo termine inglese sta ad indicare il prezzo al quale si viene ad esercitare il diritto derivante dall’opzione che è stata acquistata. Non a caso è molto usato nel trading in opzioni binarie (ma anche per le azioni, gli indici, i Cfd, ecc) ed ha un collegamento diretto soprattutto con gli strumenti derivati, visto il loro funzionamento.

Come funziona con le opzioni put e call?

Per rendere più semplice il significato di prezzo di esercizio dell’opzione, partiamo da ciò che significare fare trading su opzioni di tipo call o di tipo put. Nel primo caso decidiamo di acquistare un’opzione, a un determinato prezzo, perché siamo convinti che il sottostante salirà di valore e/o prezzo. Nel caso in cui dovessimo scegliere un’opzione put invece ipotizziamo di vederla a un determinato prezzo perché siamo convinti che il sottostante si deprezzerà o scenderà di valore.

Il prezzo a cui vendiamo o acquistiamo, a seconda del tipo di opzione scelta e della direzione che supponiamo prenderà la sua negoziazione, non coincide con lo strike price. Infatti conviene acquistare un’opzione call quando questa è inferiore al prezzo a cui potremmo venderla, mentre per le opzioni put si verifica l’ipotesi opposta. E’ quindi chiaro che la differenza tra il prezzo di mercato e lo strike price determina la plusvalenza o la minusvalenza eventualmente ottenuti durante il trading.

Esempio pratico

Prendiamo come esempio delle opzioni di tipo option, non binarie, con una scadenza a 90 giorni. Supponiamo che il contratto di opzione preveda la possibilità di acquistare 10 mila azioni tra 90 giorni, al prezzo o strike price di 1 euro ognuna, mentre al momento paghiamo per acquistare l’opzione 1000 euro. All’avvicinarsi della scadenza ci troveremo davanti a due possibilità: esercitare o non esercitare il diritto che ci viene dato dalla stessa option.

L’esercizio dell’opzione dipenderà dalla direzione che il mercato ha preso e quindi, in questo caso, dal prezzo che hanno raggiunto le azioni. E’ chiaro che se il mercato è stato positivo e il prezzo a cui potremmo vendere le azioni è maggiore di quello di esercizio, allora converrà esercitare l’opzione di acquisto. In caso contrario non ci converrebbe, e la sola perdita che subiremo è rappresentata dal prezzo pagato per acquistare l’opzione.

Ovviamente nel fare queste considerazioni dobbiamo calcolare il guadagno e la potenziale perdita con o senza l’esercizio dell’opzione, con o strike price. Per rendere il discorso ancora più semplice proseguiamo con l’esempio numerico:

  1. prima ipotesi: il prezzo delle azioni è di 2 euro. In questo caso avremmo un valore di portafoglio pari a 20 mila euro, al quale dobbiamo sottrarre i 10 mila pagati per lo strike price ed i 1000 euro pagati per l’opzione stessa. In tutti i casi si genera una plusvalenza di 20 mila – 10 mila – 1000 euro =9000 euro;
  2. seconda ipotesi: il prezzo delle azioni è di 1,2 euro ciascuna. In questo caso se esercitiamo l’opzione abbiamo un controvalore del portafoglio di 12 mila euro, mentre ne abbiamo spesi 10 mila per lo strike price (il costo pagato per l’opzione è sempre di 1000 euro). Anche in questo caso generiamo una plusvalenza (seppur modesta), che è pari a 12 mila euro – 10 mila – 1000 euro = 1000 euro;
  3. terza ipotesi: il costo delle azioni è di 1,05 euro. Esercitando l’opzione avrei un costo di 10 mila euro più mille spesi per l’opzione. Come valore di portafoglio avrò 10.500 euro con una minusvalenza relativa di 500 euro.

Grazie a questo esempio possiamo fare due importanti osservazioni:

  • non sempre un prezzo maggiore delle azioni allo strike price mi fa guadagnare;
  • anche in caso di minusvalenza, se non esercito il diritto rischio di subire una perdita maggiore (che in questo caso abbiamo ridotto da 1000 a 500 euro finali).

Questo meccanismo funziona con tutti i derivati che inglobano il diritto a fare o non fare un’azione, comprese le opzioni binarie che hanno il vantaggio di semplificare i calcoli ed il meccanismo per fare trading.

In the money, At the Money, Out of The Money

Quando si decide se acquistare o meno un’opzione bisogna tener presente che si potranno verificare tre possibili situazioni, che a loro volta ci condizioneranno nella scelta se esercitare o meno il diritto intrinseco nella option, che a sua volta dipende dallo strike price. Nel particolare le tre situazioni sono:

  • out of the money (l’ipotesi di perdita sicura);
  • at the money (che ha valore nullo e per la quale bisogna fare attenzione a come ridurre la perdita);
  • in the money (dove guadagneremo grazie all’esercizio dell’opzione).

Il verificarsi di una di queste tre situazioni dipenderà dallo strike price e dalla posizione che questo assumerà rispetto al prezzo di mercato, ovvero a seconda che sarà maggiore, minore oppure uguale. Anche in questo caso per comprendere meglio le differenti situazioni facciamo sempre degli esempi numerici:

In The Money

Supponiamo di aver scelto di acquistare un’opzione call, per la quale abbiamo fatto un investimento di 1000 euro. Questa opzione, al prezzo di esercizio di 1 euro ad azione, ci permetterà di acquistare le 1000 azioni su cui ci interessa investire. Questo significa che noi abbiamo già speso 1000 euro, e che all’avvicinarsi alla scadenza, se esercitassimo l’opzione, dovremmo spendere altri 1000 euro. Per poter chiudere con una plusvalenza il prezzo di mercato dovrebbe essere almeno di 2,01 euro ad azione (poiché guadagneremmo 100 euro), mentre se fosse pari a 2 euro chiuderemmo con un perfetto pareggio.

Quindi in linea teorica si ha un’opzione in the money quando il prezzo di mercato è maggiore del target price, ma non è detto che ciò genererà la plusvalenza. Per guadagnare bisogna fare attenzione non solo alla direzione del sottostante che ci aspettiamo, ma anche al costo che paghiamo per l’opzione stessa in funzione del target price fissato.

Out of the Money e At the Money

La situazione out of the money è la più semplice da capire, perché è evidente che se il prezzo dell’azione è andato nella direzione opposta a quello dell’opzione, e c’è un gap anche seppur minimo, non converrà esercitare l’opzione, non potendo ridurre nemmeno le perdite.

Nel caso di ‘At The Money’ la situazione è più complicata poiché in linea teorica si ha quando il prezzo di mercato e quello dello strike price sono esattamente uguali. Riprendendo l’esempio fatto in precedenza si ha questa situazione quando il costo per esercitare il diritto dell’opzione è ad esempio di 1000 euro così come il ‘ricavo’ ottenuto vendendo al prezzo di mercato. In questo caso è fondamentale considerare il costo pagato in origine ed in alcuni casi per ridurne l’impatto negativo può essere opportuno esercitare ugualmente il diritto. Quindi la gestione delle ipotesi At the money è molto complessa, e si configura simile a una situazione di mercato laterale per strumenti finanziari come il forex.

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